CHI SONO

Elena Travaini classe 1986 nasce a Sondrio. La sua vita viene immediatamente messa a dura prova a causa di un raro tumore alla retina che la costringe a trascorrere i primi tre anni della sua vita ricoverata in un centro specializzato olandese dove sarà sottoposta a diversi interventi chirurgici nonché a radioterapia, chemioterapia e laserterapia. Le molteplici terapie a cui viene sottoposta le salvano la vita e gli occhi. La vista si riduce ad un solo decimo dall’occhio destro e al buio da quello sinistro, ma non fu la disabilità in sé a condizionare il percorso di Elena, bensì la grave malformazione agli occhi causata dalla radioterapia che non ha permesso alla cartilagine del cranio di svilupparsi correttamente.

L’AMORE PER LA DANZA-BLINDLY DANCING

A soli cinque anni si avvicina all’arte della danza e con il passare del tempo ne comprende il grande valore. Nell’età adolescenziale infatti è proprio puntando sul suo talento artistico che riesce a sopportare il peso delle critiche, del bullismo, degli sguardi curiosi, ma più spesso cattivi, dei coetanei ed ancora peggio degli adulti. Continua a studiare fino a quando nel suo percorso incontra Anthony. Insieme i due giovani si diplomano come maestri nei balli di coppia presso l’Associazione Nazionale Maestri di Ballo; partecipano a diverse competizioni sportive, prima come amatori e poi da professionisti.

In seguito a un periodo difficile nel quale Elena non riesce più ad eseguire le coreografie più difficili durante le gare, decide insieme al suo ballerino di cominciare a ballare bendati, creando così il progetto e metodo di insegnamento Blindly Dancing, letteralmente “danzare nel buio”.

DONA UN COLORE A UN BAMBINO

A causa del suo rarissimo tumore, Elena ha dovuto passare i primi anni della sua infanzia tra i reparti di oncologia pediatrica, ed è per questo che nel periodo del lockdown ha cominciato una campagna di raccolta fondi per acquistare materiale artistico, ludico ed educativo da donare ai reparti di oncologia pediatrica, neuropsichiatria infantile, fibrosi cistica ed altre patologie rare legate ai bambini ed a tutte le associazioni che si occupano della cura di questi piccoli pazienti e del sostegno alle loro famiglie.

Negli ultimi anni è stato donato il materiale a più di 15 strutture a livello nazionale, tra reparti di oncologia pediatrica, reparti di psichiatria e disturbi del comportamento alimentare infantile, associazioni che accolgono bambini e famiglie provenienti da paesi lontani che hanno bisogno di lunghe degenze.

IL SOGNO DELLA MODA

Ma i sogni non finiscono qui, Elena ha infatti un grande sogno nel cassetto: il sogno della moda.

Elena utilizza la sua immagine e la sua storia per creare un esempio positivo ed essere d’ispirazione non solo per adulti ma anche per giovani e giovanissimi. Ed è per questo che, insieme alla make-up artist e amica Silvia Gozzi, comincia un lungo lavoro per abbattere gli stereotipi del mondo della moda. Con l’inizio della pandemia infatti, e l’uso sempre maggiore dei social si è estremizzata la rincorsa a un’immagine sempre più artefatta; per questo motivo Elena ha deciso di dedicarsi alla moda inclusiva.

Ecco alcuni progetti realizzati:

  • Modern Greek Goddess: rivisitazione delle dee greche che mostrano la donna forte, invincibile e indipendente
  • Imperfection is Beauty, di Beatrice Brambilla: rappresentazione dell’unicità e bellezza di Elena nelle sue imperfezioni
  • Progetto DIMME: bodypainting realizzato da Silvia Gozzi sul tema della resilienza e la tenacia
  • “This is me”: creazione di un gioiello in braille
  • Sotto la corazza: progetto fotografico che vuole mostrare come nonostante non lo si dimostri, le parole sbagliate e gli insulti feriscono e creano danni permanenti, contestualmente la persona trova una forza interiore che l’aiuta ad andare oltre alla cattiveria

Io sono Elena MOTTO Podcast

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